CAPITOLO 2

PROGETTO PRELIMINARE O DI MASSIMA

A - COS'E' IL PROGETTO PRELIMINARE E A COSA SERVE

Il progetto preliminare (o di massima) definisce le caratteristiche qualitative e funzionali dei lavori, il quadro delle esigenze da soddisfare e delle specifiche prestazioni da fornire. Consiste in una relazione illustrativa dei motivi che hanno spinto il Progettista a adottare le soluzioni inerenti al caso, in base alla valutata fattibilità sia tecnica che amministrativa del lavoro da eseguirsi.

Tali considerazioni avvengono dopo aver raccolto i dati preliminari, nonché dopo aver effettuato un'indagine approssimativa dei costi testo 2.

Il tutto deve essere corredato da schemi grafici per l'individuazione delle particolari caratteristiche dell'impianto quali: tipologia degli ambienti a maggior rischio d'incendio (fa riferimento la norma CEI 64-8/7) e di esplosione (norma CEI 64-2 per ambienti i classe 0 e classe 2; nuova norma CEI 31-30 / EN 60079-10 per gli ambienti di classe 1), funzionalità e caratteristiche tecnologiche dell'impianto da realizzarsi.
Il progetto preliminare viene redatto generalmente per la richiesta della concessione edilizia da parte del Committente ( o chi per esso), ma qualora i luoghi presentino delle particolarità ambientali devono essere inoltrate ulteriori richieste di autorizzazio-ne agli enti competenti.
E' un dato di fatto che il progetto preliminare non deve essere sviluppato in dettaglio in quanto nella fase corrente del lavoro non si conosce ancora l'esito positivo o negativo alla verifica della documentazione da parte degli enti competenti.

Sarebbe quindi oneroso in termini di costi e di tempo redigere una documentazione approfondita anche se è da tener conto che comunque il progetto realizzato in fase preliminare è la base di partenza per l'esecuzione del progetto definitivo.
La richiesta va inoltrata al Comune interessato come previsto dalla legge 46/90 Art. 6 Comma 3. Qualora le tipologie degli impianti da realizzare presentino caratteristiche particolari (rif. D.P.R. 547/55 Art.37 e 577/82 Art. 13) la documentazione progettuale deve essere visionata dal Comando Provinciale dei VVF i quali emetteranno un parere favorevole o meno alla stessa.
Al fine di rendere più chiaro quando necessiti la documentazione trattata, si riporta una tabella di facile consultazione (sintesi della Guida CEI 0-2) assieme alla modulistica tipo per l'eventuale richiesta C.P.I., ed una risposta tipica dei vigili del fuoco.

B1. SINTESI COME DA CEI 0-2

  CIV CIV CIV TER TER IND IND AGR AGR
  AB BT CB BT CB BT CB BT CB
Documentazione progetto di massima                  
relazione tecnica

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schema elettrico generale

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schemi e piani d'installazione. tabelle e dotazioni impinatistiche, disegni planimetrici

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preventivo sommario delle spese

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LEGENDA

CIV-AB : unità immobiliari o loro parti destinate ad uso abitativo, facenti parti di un edificio con più unità immobiliari (es. appartamento), al di sotto dei limiti dimensionali ai fini della progettazione, indicati dalla Legge 46/90 e dal D.P.R. 447/91
CIV-BT : unità immobiliari diverse da quelle trattate al precedente punto ed adibite ad uso civile, cioè: abitativo, studio professionale, sede di perso-ne giuridiche private, associazioni, circoli, conventi e similari; tutti alimentati direttamente a tensione non superiore a 1000V c.a.
CIV-CB : unità immobiliari come sopra descritte ma alimentate con cabina propria
TER-BT : edifici, costruzioni e luoghi adibiti ad attività commerciali, di intermediazione di beni e servizi, sedi di società, uffici destinati a ricevere il pubblico (culto, intrattenimento, pubblico spettacolo), scuole, edifici adibiti a pubbliche affinità, dello Stato e di Enti pubblici, territoriali istituzionali od economici, alimentati direttamente a tensione non superiore a 1000V c.a.
TER-CB : edifici, costruzioni e luoghi come sopra descritti ma alimentati con cabina propria
IND-BT : edifici, costruzioni e luoghi adibiti ad attività produttive quali: artigiane, industriali, magazzini e depositi, cantieri; tutti alimentati direttamente a tensione non superiore a 1000V c.a.
IND-CB : edifici come sopra descritti ma alimentati con cabina propria
AGR-BT : edifici, costruzioni e luoghi adibiti ad attività agricole, alimentati direttamente a tensione non superiore a 1000V c.a.
AGR-CB : edifici come sopra descritti ma alimentati con cabina propria X : documento previsto nella generalità dei casi XX : documento da prevedere in base alle caratteristiche del progetto (facoltativo)

B2. ESEMPIO RICHIESTA PER CPI

B3. TIPICA RISPOSTA DEI VIGILI DEL FUOCO

B - INDICAZIONI SUI CONTENUTI DEL PROGETTO PRELIMINARE

I contenuti del progetto in questa fase devono essere trattati a grandi linee come precedentemente accennato. Di seguito sono riportati i punti essenziali che devono essere sviluppati al fine di permettere, a chi revisionerà la documentazione, di capire la "filosofia" d'esecuzione degli impianti.

B1. RELAZIONE TECNICA

  • Descrizione sommaria dell'impianto
  • Dati di progetto:
    • prestazioni richieste
    • norme di riferimento
    • leggi e vincoli specifici da rispettare
  • Dati di base per la classificazione dei luoghi:
    • Criteri di scelta e/o dimensionamento dei componenti principali
    • criteri di scelta delle soluzioni impiantistiche per protezione contro i contatti diretti, indiretti e contro le sovracorrenti

B2. RELAZIONE SUL CALCOLO DEL RISCHIO DI FULMINAZIONE DELLA STRUTTURA ED IMPIANTO DI PROTEZIONE (qualora risulti necessario)

Dati di base per la protezione contro i fulmini

B3. DOCUMENTAZIONE GRAFICA

SCHEMA ELETTRICO : Lo schema elettrico può essere di tipo unifilare oppure a blocchi.
Devono essere indicati in modo schematico i componeti dell'impianto quali quadri di zona ed utilizzatori, non tralasciando di indicare le caratteristiche sommarie del punto di consegna ed erogazione dell'enrgia elettrica.

PLANIMETRIE DEGLI IMPIANTI :

  • ubicazione planimetrica dei principali componenti elettrici (cabina elettrica, quadri, condutture)
  • dislocazione dei percorsi principali dei cavi intesi come montanti
  • dislocazione del dispersore di terra con eventuale utilizzo dei ferri d'armatura come dispersore di fatto
  • individuazione del punto di arrivo della fornitura di energia da parte dell'ente erogatore e della Telecom.

Come per la stesura dello schema elettrico le planimetrie degli impianti si adeguano allo stesso tipo di filosofia.
Punti essenziali, chiarezza e comprensibilità sono le caratteristiche di base per un progetto preliminare. E' inutile quindi divagare con le indicazioni dei circuiti e con tutte quelle specifiche che in questa fase risulterebbero superflui.
E' opportuno indicare i punti luce, di comando, prese, dislocazione degli impianti particolari quali quelli di sicurezza, ad esempio rilevazione e spegnimento incendi, aerazione, antintrusione ecc...
Sono da specificare i punti di allacciamento degli enti fornitori, energia e telefonia. Devono essere indicati linearmente i percorsi dei montanti principali.
Di seguito un esempio concreto dello sviluppo di una planimetria tipo.

C - ESEMPI SULLA STESURA DEI CONTENUTI DEL PROGETTO PRELIMINARE

Nel seguente paragrafo sono riportati esempi concreti di come devono essere stesi gli elaborati facenti parte del progetto preliminare precedentemente esposti per punti generici. Trattasi di estratti di un progetto preliminare tipo. I punti trattati sono:

  1. relazione tecnica
  2. relazione sulla valutazione del rischio contro le scariche atmosferiche
  3. schema elettrico
  4. planimetria tipo ( particolare )

C1. -RELAZIONE TECNICA (esempio) La relazione tecnica contenuta nel progetto preliminare deve contenere una descrizione sommaria dell'impianto (esempio a seguito).

13.00 IMPIANTO DI ILLUMINAZIONE

L'impianto di illuminazione eseguito come da allegati disegni, sarà derivato dalle linee dorsali mediante l'uso di conduttori, tubazioni, canalette, cassette di derivazione e morsetti aventi le caratteristiche descritte ai punti precedentemente esposti. I frutti di comando dell'impianto di illuminazione saranno del tipo a norme CEI 23-5, norme CEI 23-9 e norme CEI 23-16, au-tostinguenti a norme CEI 50-11 nelle zone con impianto incassato e non, le scatole frutto saranno di tipo rettangolare in materiale isolante autoestinguente e le placche di copertura con fissaggio a viti su apposito supporto portafrutti in materiale isolante, o del tipo con supporto incorporato a sua volta fissabile sulla scatola frutto per le sole zone ad impianto incassato mentre nelle zone con impianto a vista i contenitori per montaggio a parete in materiale plastico in esecuzione stagna.

C2. - RELAZIONE SULLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO CONTRO LE SCARICHE ATMOSFERICHE

C3. - SCHEMA ELETTRICO FILE DA FARE C4. -PLANIMETRIA TIPO

D - INDICAZIONE PER LA VALUTAZIONE DELLA CLASSIFICAZIONE DEGLI AMBIENTI .

Nella fase di impostazione iniziale del progetto, investe una particolare importanza la classificazione degli ambienti in cui sa-ranno installati gli impianti; in relazione a tale condizione dovranno essere determinate le caratteristiche dei componenti ( ordinari, stagni, AD-PE, ecc. ), delle condutture e delle protezioni.

D1. TIPOLOGIA AMBIENTI

Le tipologie di ambienti si suddividono essenzialmente in:

  • Luoghi ordinari
  • Luoghi a maggior rischio in caso d'incendio (MARCIO)
  • Luoghi con pericolo di esplosione
  • Luoghi conduttori ristretti
  • Luoghi ad uso medico
  • Luoghi di pubblico spettacolo e intrattenimento
  • Luoghi ad uso agricolo e zootecnico
  • Luoghi soggetti al rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi

D2. NORMATIVE DI RIFERIMENTO

Le normative di riferimento che stabiliscono le tipologie d'ambiente e ne regolano le installazioni impiantistiche, sono principalmente le seguenti:

  • CEI 64-8 III edizione
  • CEI 64-2
  • CEI 31-30
  • CEI 64-4
  • DPR 547/55
  • DL 626/94
  • Decreti e Circolari per luoghi di pubblico spettacolo
  • Decreti e Circolari Prevenzione Incendi

D3. RACCOLTA DATI

I dati necessari per la determinazione del tipo d'ambiente sono:

  • Tipologia di lavorazione
  • Settore
  • Presenza persone
  • Utilizzo in deposito o lavorazione di sostanze infiammabili i cui gas o vapori, in miscela con l'aria possono provocare esplosioni; valutazione quantitativi minimi
  • Potenzialità apparecchi di produzione calore con combustibili liquidi o gassosi
  • Esistenza di zone AD
  • Condizioni di ventilazione
  • Valutazione del carico d'incendio eseguito da tecnico abilitato

VALUTAZIONE PRELIMINARE DELLA PROTEZIONE CONTRO LA FULMINAZIONE.

La valutazione sulla necessità della protezione contro le scariche atmosferiche deve essere effettuata per ogni tipo di edificio adibito ad uso civile in base all'art. 4 comma d) del D.P.R. 447 del 6/12/91 (Regolamento di Attuazione) che si riferisce agli impianti di cui all'art. 1, comma 1, lettera b) della L. 46/90.

Sono pertanto esclusi gli edifici adibiti ad attività produttive, al commercio, al terziario e ad altri usi in quanto questi sono individuati dal comma 2 dell'art. 1 della Legge.

Per i suddetti edifici la necessità della valutazione della protezione contro le scariche atmosferiche deriva dalla Legge n°186 del 01/03/1968 che stabilisce:

  • art.1 Tutti i materiali, ..., le installazioni e gli impianti elettrici ... devono essere costruiti e realizzati a regola d'arte.
  • art.2 I materiali,..., le installazioni e gli impianti elettrici ... realizzati secondo le norme CEI si considerano costruiti a regola d'arte.

pertanto essendoci la specifica norma CEI 81-1 (Protezione delle strutture contro i fulmini) questa deve essere applicata per soddisfare quanto richiesto dalla Legge n° 186.

Inoltre, per alcune specifiche attività industriali a più elevato rischio, vi è l'obbligo di denunciare su appositi moduli (Mod. A), all'Autorità competente, l'installazione dell'impianto di protezione contro le scariche atmosferiche.In base all'art. 38 comma a) e b) del D.P.R. 547 del 27/4/55 gli edifici e gli impianti relativi alle aziende ed alle lavorazioni che rientrano nell'elenco del D.P.R. 26/5/59 n° 689 Tab. A e Tab. B devono essere protetti contro le scariche atmosferiche con mezzi idonei. In base all'art.2 del D.M. 12/9/59 i datori di lavoro devono denunciare sugli appositi moduli (Mod. A) all'ufficio competente per territorio (attualmente per Vicenza è l'ISPESL di Padova) le installazioni ed i dispositivi contro le scariche atmosferiche degli edifici che rientrano nelle Tab. A e Tab. B.Per questi edifici, secondo l'interpretazione data dall'ISPESL e dal CEI, deve essere valutata la reale necessità della protezione contro le scariche atmosferiche seguendo le indicazioni della norma CEI 81-1 e 81-4. Se dall'analisi del rischio risulta che la struttura necessita di protezione, si deve eseguire l'impianto di protezione contro le scariche atmosferiche e compilare la relativa denuncia (Mod. A) allegando, o tenendo a disposizione presso il proprietario dello stabile, la documentazione di calcolo. Nel caso in cui l'edificio risulti autoprotetto si dovrà comunque inoltrare la denuncia d'impianto (Mod. A) all'ISPESL di Padova. Dovranno essere allegate la documentazione dei calcoli ed una relazione firmata in cui viene specificato che la struttura non necessita di un impianto di protezione contro le scariche atmosferiche.

TABELLE A e B DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 26 maggio 1959, n. 689

"Determinazione delle aziende e delle lavorazioni soggette, ai fini della prevenzione gli incendi, al controllo del Comando del Corpo dei vigili del fuoco" (G.U. 4 settembre 1959, n. 212) Articolo unico.

Le aziende e lavorazioni che, ai sensi dell'art. 36 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, sono soggette, ai fini della prevenzione degli incendi, al controllo del Comando del Corpo dei vigili del fuoco competente per il territorio, sono determinate con le tabelle A e B, annesse al presente decreto.

TABELLA A - Aziende e lavorazioni nelle quali si producono, si impiegano, si sviluppano e si detengono prodotti infiammabili, incendiabili o esplo-denti (art. 36, lett. a) del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547). Num. Denominazione e settore di attività

  1. Officine od impianti per la produzione di gas combustibili ottenuti per distillazione, reazione, carburazione od altri processi.
  2. Aziende che utilizzano gas combustibili per sottoporli a successive trasformazioni.
  3. Aziende per la produzione di gas combustibili compressi disciolti o liquefatti.
  4. Magazzini e depositi di bombole o bidoni di gas combustibili: compressi, per capacità complessiva delle bombole superiore a 2000 litri; di-sciolti o liquefatti, per quantitativi superiori a 500 kg.
  5. Centrali di compressione, stazioni di travaso e depositi di metano e di gas idrocarburati.
  6. Aziende per l'idrogenazione di olii e grassi.
  7. Trattamento dei prodotti ortofrutticoli con l'impiego di acetilene, etilene ed altri gas carburati.
  8. Impianti per la saldatura o per il taglio dei metalli, con l'impiego di gas combustibili con impianto generatore centralizzato ovvero con oltre 5 posti di lavoro.
  9. Aziende nelle quali si esegue la seconda lavorazione del vetro con l'impiego di oltre 15 cannelli a gas.
  10. Stabilimenti per la lavorazione del greggio petrolifero, degli olii minerali, miscele lubrificanti ed affini (distillazione, raffinazione, trattamento degli olii minerali, distillazione di rocce asfeltiche, distillazione a bassa temperatura di combustibili fossili, lavorazione ulteriore di petroli, benzina, ecc., preparazione e lavorazione di olii lubrificanti ed affini, produzione di emulsioni bituminose da petroli, rigenerazione di olii mine-rali esausti o bruciati, altre eventuali lavorazioni affini).
  11. Depositi, magazzini e rivendite di benzina, petrolio, olii minerali ed altri prodotti idrocarburati infiammabili o combustibili, per quantità supe-riore a 500 kg.
  12. Autorimesse pubbliche.
  13. Reparti di collaudo e prova negli stabilimenti per la costruzione e la riparazione di motori a combustione interna.
  14. Produzione di creme e lucidi per pavimenti, metalli, mobili, calzature e di altri prodotti affini, ottenuti con l'impiego di sostanze infiammabili.
  15. Estrazione di olii con solventi infiammabili.
  16. Produzione della glicerina con emulsione del processo per idrolisi dai grassi.
  17. Produzione di acqua ragia vegetale.
  18. Lavatura a secco con solventi infiammabili.
  19. Distillazione di catrame e depositi di benzolo per quantità superiore a 500 kg.
  20. Produzione di vernici con solventi infiammabili.
  21. Aziende in cui viene eseguita la iniezione di olii creosolati.
  22. Produzione di inchiostri da stampa con impiego di solventi infiammabili.
  23. Produzione e depositi di solfuro di carbonio.
  24. Distillerie e depositi di alcool a concentrazione superiore al 60 per cento in volume.
  25. Produzione di colle animali con impiego di solventi infiammabili.
  26. Produzione di rajon e di cellophane e di prodotti affini ottenuti con l'impiego di solventi infiammabili.
  27. Produzione di fibre tessili poliviniliche.
  28. Reparti di verniciatura a spruzzo con solventi infiammabili con oltre 5 addetti.
  29. Aziende per la fabbricazione di cavi o conduttori elettrici isolati, ottenuti con l'impiego di sostanze infiammabili.
  30. Produzione di solventi infiammabili per uso industriale (Acetato di amile, acetato di butile, acetato di etile, acetato di isoamile, acetato di iso-butile, acetato di isopropile, acetato di metile, acetato di propile, acetato di vinile, acetone, acido acetico, alcool butilico, alcool etilico, alcool isoamilico, alcool isopropilico, alcool metilico, aldeide acetica, benzina, benzolo, butadiene, butanone, butilene, cicloesano, cloroformio, di-metilbenzene, eptano, esano, etere etilico, etere isopropilico, etere metilico, etere vinilico, etere metiletilico, etilbenzene, formiato di etile, formiato di metile, furfurolo, metilcicloesano, metilsobutilchetone, nafta, nitropropano, ossido di etilene, ossido di mesitile, ossisolfuro di car-bonio, piridina, solfuro di carbonio, toluolo, trementina).
  31. Industrie chimiche per la produzione di resine sintetiche di coloranti organici ed intermedi e di prodotti farmaceutici con impiego di solventi ed altri prodotti infiammabili (acrilnitrile, bromuro di etile, bromuro di metile, clorobenzene, cloruro di etile, dicloroetilene, dietilamina, diossa-no, etilamina, stirolo monomero).
  32. Aziende che producono, impiegano o detengono sostanze esplodenti considerate tali dal regolamento al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635.
  33. Produzione e depositi di celluloide e di oggetti vari dello stesso materiale.
  34. Produzione e depositi di pellicole infiammabili.
  35. Aziende nelle quali si fa impiego di pellicole infiammabili.
  36. Preparazione del fosforo e suo impiego per la preparazione di composti. Aziende in cui viene prodotto ed utilizzato il fosforo ed il sesquisolfu-ro di fosforo e relativi depositi.
  37. Produzione e depositi di fiammiferi.
  38. Macinazione e raffinazione dello zolfo.
  39. Aziende per la produzione di polveri di carbone.
  40. Aziende per la produzione di agglomerati di materiali combustibili, di cartoni e feltri catramati, di carbolineum, di nerofumo e di vernici nere.
  41. Aziende per la produzione del magnesio, dell'elektron e delle leghe ad alto tenore di magnesio.
  42. Aziende in cui si producono o si impiegano polveri di magnesio, di alluminio, manganese, rame: ovvero di cacao, tabacco, latte, destrina, le-gno, sughero ed altre sostanze organiche.
  43. Laboratori di attrezzerie e scenografia teatrale.
  44. Aziende per la produzione di carte calcografiche, eliografiche, cianografiche e fotografiche.
  45. Magazzini per deposito di carte e cartoni catramati, cerate e simili, carta filata e trucioli di carta. Magazzini per deposito e classificazione di carta usata, di stracci, nonché di cascami e fibre tessili vegetali ed artificiali che bruciano con sviluppo di fiamma.
  46. Aziende per la produzione della gomma, della guttaperca e dei relativi manufatti. Aziende per la produzione di ebanite, amiantite, vulcanite e di altri prodotti affini.
  47. Reparti di preparazione alla filatura delle fibre tessili vegetali ed artificiali che bruciano con sviluppo di fiamma e relativi depositi.
  48. Produzione di tele cerate, tessuti gommati e prodotti affini, produzione di lineoleum e prodotti affini.
  49. Magazzini di deposito di fibre tessili vegetali ed artificiali che bruciano con sviluppo di fiamma.
  50. Produzione di carburo di calcio e depositi per quantità superiori a 1000 kg.
  51. Molini per cereali ad alta macinazione con potenzialità superiore ai 200 q.li nelle 24 ore.
  52. Riserie con potenzialità superiore ai 100 q.li nelle 24 ore.
  53. Produzione di surrogati di caffè.
  54. Aziende per la preparazione del crine vegetale, della trebbia e simili; lavorazione della paglia; dello sparto e simili, lavorazione del sughero, produzione di farina e di trucioli di legno macinato; altre fabbricazioni affini.

TABELLA B - Aziende e lavorazioni che per dimensioni, ubicazione ed altre ragioni presentano in caso di incendio gravi pericoli per la incolumità dei lavoratori (art. 36, lett. b) del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547). Num. d'ord. Denominazione e settore di attività

    1 Aziende per la lavorazione della foglia del tabacco con oltre 100 addetti.

    2 Fabbriche di mobili e di infissi con oltre 50 addetti. 3 Industria dell'arredamento e dell'abbigliamento con oltre 75 addetti. 4 Industria della carta con oltre 100 addetti e della cartotecnica con oltre 25 addetti.

    5 Magazzini di vendita con oltre 50 addetti. 6 Aziende in genere nelle quali siano occupati contemporaneamente in un unico edificio a più di un piano oltre 500 addetti.

    7 Attività esercitate in locali costruiti prevalentemente in legno o con solai o scale in legno, nelle quali sono occupati contemporaneamente oltre 15 addetti.

Visto, il Ministro per il lavoro e la previdenza sociale ZACCAGNINI

E- PREVENTIVAZIONE DI SPESA

Per concludere il progetto preliminare deve essere eseguito un preventivo sommario di spesa per dare indicazioni, al Committente sui costi che si troverà a sostenere in fase di realizzazione dell'impianto. Una valutazione particolareggiata in questo caso non può ancora essere eseguita, bisogna quindi adottare criteri di parametrazione più o meno precisi e soprattutto dettati dall'esperienza. Di seguito vengono riportati alcuni esempi di valutazione dei costi realizzati in base alla tipologia di attività produttiva, alla potenza installata e ai metri quadri di superficie. Sono esclusi dai preventivi al m² gli impianti di tipo speciale ( antintrusione, rivelazione fumi e/o gas, allarmi ecc.) e i corpi illuminanti perché di rilevante incidenza sul costo totale dell'opera e soprattutto perché variabili in modo consistente da impianto ad impianto.

E1. ESEMPI DI STIMA PREVENTIVA:

  • Valutazione del costo in base alla metratura del luogo in oggetto:
  • Valutazione del costo in base alla tipologia di impianto da realizzarsi:



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